
Imparai l’importanza dell’equilibratura 40 anni fa e, come tutte le cose che non scordi, o perchè è troppo bella, o perchè è troppo brutta: per me vale la seconda, perché di bello in questa storia non c’è niente se non il ricordo della bella giovinezza e di un mondo che, ormai, non c’è più. Sta di fatto che, da quel giorno, non ho mai più trascurato l’equilibratura di nessun componente.
40 anni fa non c’erano scooter. C’era la Vespa e, a me, la Vespa non piaceva. Non che oggi le cose siano cambiate… Ai tempi lavoravo sui tuboni, motociclettine da cross o stradali e qualche moped. Ma la mia passione erano i tuboni: quei telaietti inutili, freni a disco, ammortizzatori a gas che facevano flettere dei forcelloni (anzi, forcellini) per quanto erano tosti... tutti quei colori sgargianti e i motori Minarelli e Morini 4 e 6 marce con enormi cilindri alettati che vibravano e tintinnavano con un rumore che non distinguevi niente: detonazioni, cuscinetti sballati, un pistone diviso a metà… Insomma: una gran scuola di meccanica! Non potevi fare una curva che toccavi con pedane e marmitta, oltre i 110 ci voleva il coraggio di Leonida alle Termopili contro l’esercito persiano e, in frenata, la forcella si avvitava su sé stessa come se stesse cercando di fare un buco in terra. Insomma: chi è sopravvissuto a un tubone è diventato un grande meccanico o un gran pilota. Luca Cadalora, non a caso, aveva un Fifty!
Ascoltando i discorsi di mio padre e Bruno, che parlavano dei motori Alfa Romeo, iniziai ad incuriosirmi della massa volanica e pensai che pure sul tubone avrei potuto alleggerire il volano fino a quando la velocità sarebbe calata per poi tornare indietro di qualche grammo, secondo la loro teoria, per essere al limite. Quindi iniziai dando una pelatina al volano sul lato esterno, prova sullo stradone e poi di nuovo a smontare il volano per una nuova pelatina di qualche grammo e una nuova prova, sempre fatta con gli strumenti di cui disponevamo all’epoca dei fatti. Equilibratura? Cos’è l’equilibratura? Ma chissene frega, ovviamente! Effettivamente a folle il motore saliva meglio di giri: andare in mezzo agli amici a smotorare con quel frullino era una vittoria!
Lima lima, ero arrivato ad un punto che il Minarelli girava come una motosega e, a quel punto, saltai in sella per la prova definitiva. Imboccai lo stradone aspettando l’onda verde e iniziai a sparare dentro una marcia dietro l’altra. Che goduria! Quel bagaglio vibrava così tanto da tagliarmi in 2 pezzi, ma non gli detti importanza lì per lì. Mentre ero a sogliola sulla sella, gomiti e ginocchia chiusi con un occhio sulla strumentazione CEV (che a 55 all’ora segnava 80… qualche casa ci avrebbe fatto una fortuna anni dopo), il motore si spense all’improvviso col solito rumoraccio BUAAAAAAA e, allo stesso tempo, vidi un bolide superarmi a velocità warp. Immaginate una palla di cannone che tocca l’asfalto un paio di volte in mezzo a una mitragliata di scintille prima di piantarsi nel baule di una Fiat 128 color mattone con un boato tipo petardo di capodanno. SBAAAAM! Indovinate? Era il mio volano con un pezzo di albero motore che, sotto le vibrazioni, si era staccato dal motore per partire come un proiettile, visto che nella fretta delle prove non rimontai il carterino.
Mi ci vollero una manciata di secondi per capire cosa avevo combinato… Accostai e mi feci il tragitto a ritroso verso casa spingendo il mio povero ferro defunto, girandomi ogni tanto per vedere se qualcuno mi stesse inseguendo. Il tutto mi costò un motore: carter tranciato, albero tranciato, sede cuscinetto lato volano devastato… una tragedia! Da quel giorno iniziai ad equilibrare ogni cosa che girava su un mio motore: variatore, campana frizione, pulegge, volano… tutto. E a chiunque ancora mi chieda perchè ogni pezzo tondo del mio motore è mezzo trapanato, gli racconto del missile terra aria che mi superò per schiantarsi contro una 128 parcheggiata lungo la strada…
ps
Come ogni assassino che si rispetti, ripassai più tardi vicino alla 128 color mattone e trovai un capannello di persone inorridite e un tale che bestemmiava come un disperato con in mano il mio volano. Per un istante m’è venuto in mente di chiederglielo indietro… poi ho capito che era meglio farmi i cazzi miei…