
Arteno Venturi
Oggi ci ha lasciati Arteno Venturi. Faccio fatica a scrivere in questi momenti, in cui preferirei andarmene in officina a lavorare su qualche progetto piuttosto che stare tristemente davanti alla tastiera, perchè Arteno ha ricoperto per me per me, come per tanti altri, il ruolo del maestro oltre ad essere un caro amico.

Per la Motori Minarelli Arteno è stato ciò che possiamo definire come una colonna portante. Dotato di una grande inventiva ed un acume fuori dal comune, iniziò da giovane a lavorare per la Minarelli contribuendo allo sviluppo e industrializzazione di leggendari motori come quelli della famiglia Pettirosso (P3, P4 e il leggendario P6), i supervincenti Corsacorta e K6, il bestiale MR6 per poi passare ai vari R3GL, RV4, DL3 per finire con il leggendario AM6. Oltre questi ne sviluppò altre decine, ma questi sono i motori che più restano nei nostri cuori di appassionati. Arteno li seguiva dalla sala prova alla catena di montaggio fino ad arrivare al banco prova, dove realizzava le trasformazioni Minarelli Commerciale (quella dei mitici cilindri 50, 75 ed 80 per i P6, per intenderci) che poi divenne prima Minarelli Racing e poi Top Performances.

Quando comprate un componente Top Performances degli anni ’90 e 2000, sappiate che c’è stata sempre la sua mano e quella di Davide Govoni, che ne ha col tempo raccolto il testimone quando Arteno decise di mollare, più per attriti personali che per voglia di andare in pensione. Arteno, classe 1932, era un uomo tutto d’un pezzo, uno tosto, una di quelle persone che incute rispetto e pretende rispetto. Io lo conobbi da ragazzino, alla fiera del Ciclo e Motociclo del 1985, credo. Me lo presentò un amico di mio padre e, da cultore dei P6, cominciai a martellarlo di domande. Dopo un po’ si ruppe le scatole e io mollai la presa, ma dopo averlo conosciuto, ad ogni fiera e, al telefono, cercavo sempre di farmelo passare per un consiglio. Mi diceva sempre “non toccare il cilindro: se ti servono altri 500 giri, taglia il collettore di scarico”. Poi arrivarono gli scooter e lui, direttore tecnico della Minarelli Racing/Top Performances, realizzò ognuno di quei kit che abbiamo comprato tutti noi. All’inizio si tenne più sul conservativo, perchè la sua formazione in una grande industria non voleva rientri o gente che si lamentasse: un kit doveva andare più forte, ma non doveva rompersi o risultare difficile da montare.
Quando fui arruolato da Scooter Magazine, i miei appuntamenti telefonici e in pista con Arteno furono sempre più frequenti e rimanevo sempre incantato dal suo modo di presentare le novità e le sue creature. Quando provai sulla Go-Bike la trasmissione del mio Jog da corsa, e abbassai il mio tempo di circa 2 secondi, Arteno fu molto curioso di vederla ma disse che avevo esagerato con l’escursione e che, facendo girare così forte la frizione, sarebbe esplosa. Lui fece un variatore simile al mio, ma giustamente più conservativo, che chiamò Nardò Replica in onore dell’ultimo record che siglò con una meravigliosa macchina (il Lolu Dragster), guidata da Davide Govoni, basata su un motore scooter Minarelli braccio corto portato ad 80 cc con un gruppo termico di derivazione AM6 in ghisa (con luce di scarico sdoppiata con traversino), telaio in alluminio Verlicchi e una bellissima carena giallo verde tipica dei Minarelli da corsa. 159 km/h con un motore realizzato impiegando componentistica strettamente derivata di serie, come era sua abitudine.

Arteno Venturi e Davide Govoni posano con il Lolu Dragster dei record
Arteno, infatti, negli anni siglò decine di record mondiali in tutte le classi, dalla 50 alla 175 cc, con il consenso e la gratitudine del fondatore dell’azienda Vittorio Minarelli. Per Arteno le gare e i record con motori derivati di serie erano le basi della Minarelli: testare i motori al limite delle loro possibilità per poi verificare anche la tenuta dei vari componenti era imprescindibile. Il LoLu Dragster fu una sua creatura, da lui fortemente voluta anche contro il parere dell’Ingegnere Giorgio Minarelli che, invece, non amava le corse (regalò l’intero reparto corse Minarelli alla Garelli, che con le stesse moto vinse diversi mondiali 125, all’indomani della morte del padre Vittorio). Il Dragster non era, diciamo così, amato da Giorgio Minarelli e, a mia sensazione, ha contribuito ad allontanare Arteno dalla Top Performances/DR. Quella bellissima macchina rimase distrutta nell’incendio del museo Minarelli, al secondo piano del capannone di Calderara, a conclusione di una storia di vittoria, ma anche di sconfitta. Continuammo a sentirci per anni, mi fece provare dei nuovi kit da lui sviluppati (sempre genialmente semplici e incredibilmente funzionali) e, quando passavo per Bologna, lo andavo a trovare a casa o, meglio, nel suo box dove curava i suoi minarellini da corsa coi quali partecipava alle gare storiche con grande entusiasmo. Mentre scrivo queste poche righe in memoria di un uomo che meriterebbe molto di più, mi tornano in mente le nostre telefonate, le nostre chiacchierate, quel bellissimo pranzo a Civitavecchia con Davide, Paolo e Alessandro il giorno in cui provammo un bellissimo F12 Top Performances.
Il più bel ricordo che tutti noi avremo di Arteno Venturi è che ogni volta che monteremo un P6, un Corsacorta, ma anche un DR Evolution o un 2Plus, sapremo che quel kit lo ideò, sviluppò e portò su strada proprio lui, con la sua rigida idea che un kit deve essere fonte di divertimento e non di grattacapi.
PS
Un altro ricordo pazzesco fu quando Paolo Miccoli, ex presidente Motorparts Top Performances, tornò in azienda un po’ frustrato: aveva incontrato per Bologna un gruppo di ragazzini che, sui viali, lo sverniciarono mentre era in sella al suo Malaguti Centro. Tornato in azienda Paolo confessò la sconfitta ad Arteno che, senza pensarci due volte, prese in mano il Centro di Paolo e, con tutta la sua esperienza, lo trasformò in una bomba da 120 km/h (parliamo del 1996): Paolo, sempre in giacca e cravatta, tornò dal gruppo di ragazzini e li sverniciò senza pietà. Quando uno di loro, l’unico che riuscì a trovare il coraggio di parlare, gli chiese “chi diavolo ha fatto quel motore”, lui si limitò a rispondere “Il signor Top Performances”.